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Il Giornalino del CRC – Marzo 2025

Il CRC News di marzo ci porta tra le stelle, la musica e le tradizioni, grazie agli articoli dei nostri giovani redattori.

Si parte con Christian, che ci fa alzare lo sguardo verso il cielo alla scoperta dei buchi neri. Grazie all’intervista con l’astrofisico Alberto Colombo, scopriamo come nascono questi misteriosi corpi celesti e come gli scienziati riescono a studiarli, pur non potendoli vedere direttamente. Sapevate che se ci avvicinassimo troppo verremmo stirati come degli spaghetti? Una lettura affascinante che ci lascia con più domande di quante ne avessimo all’inizio.

Dalle profondità dello spazio, torniamo sulla Terra per parlare di musica. Matilde ci racconta l’avventura di Lucio Corsi al Festival di Sanremo 2025. Il cantautore toscano che ha sorpreso tutti con il brano Volevo essere un duro, arrivando secondo e vincendo il Premio della Critica “Mia Martini”. Sarà lui a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest! Un risultato incredibile per un artista fuori dagli schemi, che ha saputo conquistare il pubblico con la sua voce e il suo stile inconfondibile.

E proprio di stile ci parla Sabrina, che esplora il lato fashion di Lucio Corsi. Oltre alla musica, il cantautore ha lasciato il segno anche nella moda, sfilando per Gucci con un look che ha fatto discutere: un abito floreale, leggings e maxi cappotto. Un outfit audace che non ha messo tutti d’accordo, ma che ha confermato la sua personalità eclettica.

Dalla moda alla tecnologia, Andres ci porta indietro nel tempo per raccontarci la nascita di Google. Lo sapevate che il motore di ricerca più famoso al mondo è nato da un progetto universitario chiamato Backrub? Larry Page e Sergey Brin non potevano immaginare che la loro invenzione avrebbe rivoluzionato per sempre il nostro modo di cercare informazioni. Tra curiosità e aneddoti divertenti (come il dinosauro che compare quando internet non funziona), il suo articolo ci fa scoprire il dietro le quinte di un colosso digitale.

Andrea ci ha portato in un mondo di maschere e colori con il suo articolo sul Carnevale di Venezia. Tra le celebrazioni più attese, ci sono la Festa delle Marie, il suggestivo Volo di Sant’Angelo e lo spettacolare Svolo del Leon, che chiude i festeggiamenti con un tributo al simbolo della città. Una festa antica che ogni anno riesce ancora a incantare e stupire.

Ma marzo non è solo il mese del Carnevale, è anche il momento di festeggiare i papà. Alessandro ci racconta come questa ricorrenza venga celebrata in diverse parti del mondo: in Italia il 19 marzo si preparano le zeppole di San Giuseppe, mentre in Germania la festa coincide con il giorno dell’Ascensione e si festeggia con il Männertag, un’occasione per riunirsi e brindare. In Corea del Sud, invece, l’8 maggio si celebra la “Festa dei Genitori”, con l’usanza di regalare garofani. Tradizioni diverse, ma tutte accomunate dall’affetto per la figura paterna.

Per concludere, Gabriele ha letto per noi Maui e lo squalo delle stelle, una fiaba polinesiana che racconta l’incontro tra uno squalo balena solitario e il semidio Maui, in un viaggio che porterà il protagonista a trasformarsi in una stella. Un racconto poetico che ci ricorda che la fine può essere solo un nuovo inizio.

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Come affrontare la paura: Le istruzioni d’uso del Dott. Alessandro Minutiello, psicologo e psicoterapeuta del CRC Balbuzie

La paura, insieme a tristezza, gioia, disgusto e rabbia, è una delle emozioni primarie degli esseri viventi. Sorge quando si attiva l’istinto di difesa (stato di allerta) di fronte a un pericolo o a una minaccia, che sia reale o immaginaria, con l’obiettivo di far sopravvivere l’individuo.

Dove e come nasce la paura?

La risposta alla paura ha origine in una regione chiamata amigdala, una piccola struttura cerebrale situata nel lobo temporale del cervello, responsabile dell’elaborazione degli stati emozionali, della formazione e della memorizzazione dei ricordi associati a eventi emotivi, delle reazioni di ansia e paura e del controllo del dolore e dell’aggressività.

Da qui, tutte le volte che ci troviamo di fronte a uno stimolo che è interpretato come minaccia, parte una complessa reazione a catena: vengono rilasciati ormoni dello stress, si attiva una parte del sistema nervoso (il sistema nervoso simpatico) coinvolto in quelle funzioni definite di «attacco o fuga».

Il cervello entra in uno stato di allerta, la concentrazione è sul pericolo che si sta vivendo e tutto il corpo si prepara ad affrontarlo: le pupille si dilatano, il respiro accelera, aumenta la frequenza cardiaca e di conseguenza la pressione. Viene mandato più glucosio ai muscoli, mentre organi non vitali, come il sistema gastrointestinale, vengono messi in uno stato di ridotta attività.

Allo stesso tempo, altre aree del cervello, in particolare l’ippocampo e la corteccia prefrontale, valutano la minaccia: la parte «pensante» del cervello chiede alla parte «emotiva» se si tratti di un pericolo reale oppure di un falso allarme. Nel primo caso la risposta continua a essere alimentata, altrimenti si ferma.

La paura nella storia

Tornando ai tempi dei nostri antenati, si intuisce il valore adattivo di questa emozione: la paura ha protetto i nostri avi in situazioni di pericolo, come la presenza di predatori feroci o individui ostili. Seppure oggi, gli stimoli percepiti come “minacciosi” non siano più paragonabili a quelli del passato – riguardano ad esempio la perdita di un lavoro, un cambiamento di vita o il sommarsi di problemi quotidiani – le reazioni generate a livello corporeo sono rimaste inalterate.

La paura conserva dunque nel tempo sempre la stessa funzione: mettere l’uomo in guardia dai pericoli.

Le tappe di sviluppo della paura

Gli esseri umani nascono con due paure innate: la paura di cadere e la paura dei rumori forti. Derivano dall’istinto di autoconservazione, mentre altre possono essere legate alla crescita, apprese in seguito ad eventi traumatici o indotte dall’ambiente di vita.

La forma primaria di paura nei bambini è la perdita del contatto fisico con la figura materna. Intorno ai 9 mesi subentra la paura dell’estraneo. A 12-18 mesi si può osservare la paura della separazione, che raggiunge il suo apice intorno al 2°- 3° anno di vita.

Al contempo, superato il primo anno d’età, i bambini affinano la loro competenza nella lettura delle espressioni del volto. Queste influenzano la percezione di pericolosità o sicurezza dell’ambiente e aiutano il bambino a costruire i suoi schemi di percezione del mondo più o meno pericoloso o interessante a seconda dell’atteggiamento delle persone che li circondano.

Dai 3 ai 5 anni

Intorno ai 3-5 anni si possono riscontrare diversi tipi di paura: del temporale, del buio, dei mostri, degli animali, elementi che affascinano ed al tempo stesso spaventano, ma anche paura dei pericoli fisici, di ferirsi, di ammalarsi.

Queste paure iniziano a manifestarsi nel momento in cui il bambino interagisce con l’ambiente ampliando i propri interessi, esplorando e percependo la propria autonomia e indipendenza. Le novità destabilizzano e di conseguenza spaventano, è essenziale in questi frangenti la presenza di un adulto che possa supportare il bambino per ridurne il livello di attivazione e aiutarlo a comprendere ciò che sta accadendo.

In età prescolare ritorna la paura del distacco dal genitore e dell’abbandono legata all’inizio della vita scolastica e delle attività sportive. Altra paura tipica di questa età è quella dei personaggi di fiabe e racconti come l’uomo nero o il lupo cattivo.

Dai 6 anni all’adolescenza

Tra i 6 e i 12 anni alcune paure degli anni precedenti possono essere padroneggiate perché ora il bambino ha maggiori competenze, ma proprio perché capisce di più, può cogliere altre minacce come quella dei ladri e dei rapitori, dei danni fisici, delle malattie, del sangue, delle iniezioni, degli eventi naturali, della morte e dell’abbandono.

A questo punto, durante la fase adolescenziale, fanno la loro comparsa i timori legati al proprio ruolo sociale, come scolaro per esempio, e alle interazioni con gli altri: esami, litigi, sopraffazioni, nonché la paura di essere rifiutato dai compagni.

Come si manifesta la paura nei bambini: strategie utili per aiutarli ad affrontarla

Per Maria Montessori, le paure non sono altro che reazioni naturali, da parte dei bambini, dovute alla mancanza di comprensione o di controllo di una situazione. Le manifestazioni possono essere varie, dalle più comuni ed esplicite quali piangere, urlare, immobilizzarsi, nascondersi o scappare, a cambiamenti di atteggiamento insoliti e improvvisi. Per esempio, non voler restare da soli, non voler dormire nel proprio lettino o soffrire di insonnia. Oppure diventare improvvisamente scontrosi o irritabili, fare la pipì addosso o richiedere un costante contatto con la mamma o il papà.

Come anticipato nel precedente paragrafo, è importante che il genitore o adulto di riferimento non inibisca la paura, svalutando l’emozione che il bambino sta provando, ma piuttosto la accolga, aiutandolo a riconoscerla ed elaborarla così da affrontarla insieme.

Accogliere la paura

Un primo passo potrebbe essere spronare i propri figli a comunicare ed esprimere ciò che provano, chiedendo loro di raccontare cosa li preoccupa o spaventa. Invece che tentare di distrarli, cambiando argomento o ignorando la richiesta d’attenzione, la strategia più efficace è mostrare interesse e aiutare i propri figli a condividere ciò che hanno dentro: chiedete loro, ad esempio, come sono fatti questi “mostri”, dove li vedono, raccontate che anche voi a volte avete paura e che non è affatto qualcosa di sbagliato o anormale.

È importante dunque “sintonizzarsi” con i propri figli ed accogliere e validare le loro paure e preoccupazioni, senza giudizio e senza minimizzarne il contenuto. Sentirsi accolti, infatti, produce effetti positivi, permettendo al bambino di affrontare e gestire più facilmente il problema.

Il ruolo del genitore

Un genitore può spesso involontariamente sminuire e screditare le paure del proprio figlio, pensando invece così di rassicurarlo; per esempio rispondendo con frasi come: “ma di cosa hai paura? Non dire sciocchezze, non c’è nulla!”. Invece è fondamentale evitare ogni forma di giudizio, perché anche se a noi adulti le paure di un bambino possono apparire spesso irrazionali e insensate, ciò che provano è reale, dunque estremamente importante.

Esistono diversi strumenti che possono aiutare il bambino ad affrontare e ad elaborare le sue paure: uno di questi è il raccontargli delle favole prima di andare a letto. Le favole rappresentano una risorsa importante che permette al bambino di identificarsi, riflettere sulle sue paure, comprendere che sono comuni e naturali ed è possibile affrontarle.

Inoltre, l’introduzione di alcuni rituali legati al contesto temuto può essere di grande aiuto: se, ad esempio, la paura del bambino è relativa al momento in cui deve andare a letto, è molto utile creare dei rituali della buonanotte che possano aiutarlo a gestire e contenere il suo vissuto emotivo e trasmettergli maggiore sicurezza (ad esempio accompagnarlo nella sua stanza, il racconto della favola, le coccole nel letto, etc.).

L’esposizione graduale

A volte, come ci spiega il dottor Alessandro Minutiello, psicologo e psicoterapeuta del CRC, è possibile esporre il bambino gradualmente all’oggetto della sua paura: per esempio, se ha paura di un animale domestico, conoscere il cagnolino o il gattino di un amico o conoscente e passarci del tempo insieme, potrebbe aiutarlo a comprendere che non c’è motivo di sentirsi in pericolo. Allo stesso modo se ciò che teme è il buio, la soluzione potrebbe essere mettere delle luci soffuse nella sua cameretta, se, invece, ciò che teme è l’abbandono, potrebbe essere utile giocare a nascondino o allontanarsi spiegandogli cosa farà il genitore e quando tornerà da lui.

Dal punto di vista neurobiologico, l’esposizione a stimoli che inducono paura può diminuire gradualmente l’attivazione emotiva rispetto a questi ultimi. L’amigdala, infatti, impara solo quando è completamente attivata, quindi quando individua qualcosa che considera pericoloso e prova paura. Evitare sistematicamente ciò che si teme, fa sì che l’amigdala continui a “percepirlo” erroneamente minaccioso e per questo si attivi provocando paura.

Per questo, una volta individuato l’elemento che provoca la reazione di paura, la terapia cognitivo comportamentale suggerisce di far sì che il bambino rimanga in presenza dello stimolo attivatore finché gradualmente non percepirà una riduzione dell’intensità della paura e un maggiore senso di sicurezza.

Questo processo permette all’amigdala di apprendere che la paura non è giustificata, che può imparare che lo stimolo minaccioso non rappresenta realmente un pericolo. Attraverso la ripetizione, svilupperà nuovi ricordi e nuove esperienze che permetteranno all’individuo di apprendere sempre di più a ridurre l’attivazione della paura e padroneggiarla in modo efficace.

Come agisce la paura quando è presente un disturbo del neurosviluppo?

I bambini con disturbi del neurosviluppo come ASD e ADHD faticano a regolare le emozioni a causa di deficit nell’area delle abilità cognitive. Questo può portare a difficoltà relazionali e a problematiche nel contesto sociale e scolastico, influendo negativamente sul benessere psicologico e sullo sviluppo emotivo.

In questo contesto è stato ideato al CRC un laboratorio con un focus specifico sulla paura, pensato per supportare i bambini nell’acquisire una maggiore consapevolezza e conoscenza del proprio mondo interiore. L’obiettivo era aiutarli a riconoscere e comprendere le proprie emozioni, in particolare la paura, attraverso attività pratiche che li coinvolgessero direttamente. Come? Utilizzando esempi di vita quotidiana, nei quali sperimentano comunemente la paura, per esempio al buio, in presenza di rumori forti o al momento della separazione dai genitori.

Il laboratorio del CRC

Durante il laboratorio, ai partecipanti veniva chiesto di riflettere collettivamente sull’utilità di questa emozione e sulle sue possibili conseguenze. Attraverso discussioni in gruppo, i bambini imparavano a riconoscere la funzione protettiva della paura, ma anche come essa possa a volte essere ingannevole.

Dopo aver scritto su un foglietto di carta le proprie paure, ogni bambino poteva leggerle ad alta voce, condividendole con gli altri. Una volta riflettuto se si trattava di una paura “che serve” (quelle che ci proteggono da pericoli reali) o di una paura “che non serve” (quelle che non hanno una base oggettiva), il foglietto veniva incollato su un tabellone diviso a metà (paure che servono vs. paure che non servono).

Al termine dell’attività, ogni partecipante aveva l’opportunità di raccontare al gruppo le proprie esperienze, creando uno spazio sicuro per l’espressione e la riflessione. L’obiettivo di questa condivisione era duplice: da un lato, permettere ai bambini di analizzare le proprie emozioni con il supporto dei coetanei e degli educatori; dall’altro, allenare la parte «pensante» della mente a discriminare tra un falso allarme e un pericolo reale, rafforzando così la capacità di autoregolazione emotiva e il senso di controllo. In questo modo, il laboratorio mirava non solo a educare i bambini sulla natura della paura, ma anche a promuovere competenze cognitive ed emotive che li aiutassero a gestirla in modo più consapevole e costruttivo.

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Il Giornalino del CRC – Febbraio 2025

Il CRC News di questo mese si apre con l’articolo di Alessandro e quale data migliore se non proprio oggi per parlare di San Valentino e tutte le sue curiosità. E come lui anche Greta ci ha deliziati con la ricetta di un  dolce a forma di cuore da preparare alle persone che amiamo.

Ma a febbraio non si festeggiano solo gli innamorati, tra gli eventi del mese c’è anche il Capodanno Cinese raccontato da Andrea nella sua rubrica “on the road” e, come sicuramente saprete, il Festival di Sanremo. Dopo un anno di attesa, finalmente abbiamo ascoltato le canzoni dei nostri artisti preferiti e siamo pronti a vederli trionfare sul palco dell’Ariston. Siete curiosi di leggere le previsioni della nostra Matilde?

Se avete dubbi su cosa mangiare mentre guarderete la finale di sabato: non temete, ci ha pensato Marta, esperta di food, che per voi ha assaggiato e recensito due delle migliori pizze al taglio di Roma EUR.

Di intelligenza artificiale e surriscaldamento globale ci hanno parlato, invece, Andres e Christian. Una ricostruzione dettagliata: dalla nascita della prima macchina intelligente, la Pascalina, ai giorni nostri. Christian ha approfondito invece cause, conseguenze e possibili soluzioni per il surriscaldamento globale: e noi, come possiamo aiutare il nostro pianeta?

Conoscete il mini basket? Che differenze ci sono rispetto al basket tradizionale? Ci ha risposto Edoardo, la voce dello sport, con dettagli su regole e modalità di gioco.

Infine, la nostra esperta di moda, Sabrina, ci ha lasciato alcune tips sui costumi da indossare per Carnevale che quest’anno si terrà dal 27 febbraio al 4 marzo mentre Gabriele ha ottenuto solo per il CRC News, un’intervista esclusiva con Lorenzo Iero, autore di libri per ragazzi.

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Leggere ai bambini sordi in italiano segnato: strategie per un’esperienza inclusiva

Leggere ai bambini sordi in italiano segnato è fondamentale per facilitare lo sviluppo linguistico e cognitivo. Abbiamo intervistato la dott.ssa Matilde Maria Marulli a proposito delle strategie necessarie per far si che sia un’esperienza inclusiva.

Intervista alla dottoressa Matilde Maria Marulli, Logopedista e referente del Polo Sordità del CRC

 

In cosa consiste l’italiano segnato e perché è importante proporlo ai bambini sordi?

L’italiano segnato è una modalità di comunicazione che abbina il linguaggio verbale italiano ai segni della LIS (Lingua dei Segni Italiana). È importante proporlo ai bambini sordi perché facilita l’accesso alla struttura della lingua parlata e scritta, favorendo un funzionale sviluppo cognitivo e linguistico attraverso una modalità visiva, bypassando l’ostacolo percettivo acustico.

 

Quali strategie utilizza per rendere la lettura in italiano segnato un’esperienza coinvolgente e inclusiva per i bambini sordi? Ci può fare un esempio pratico?

Tra le strategie utili per una lettura coinvolgente è necessario includere l’uso di immagini, di espressioni facciali e di un ritmo narrativo dinamico che mantenga alta l’attenzione di chi ascolta. Per esempio si può leggere un libro illustrato utilizzando un segno per ogni parola chiave e facendo domande per coinvolgere il bambino, come “Cosa pensi succederà ora?” accompagnandolo con il segno di “pensare”.

 

Il ruolo dei genitori nello sviluppo linguistico dei bambini è molto importante, come viene coinvolta la famiglia nella lettura in italiano segnato e con quali benefici?

Il coinvolgimento della famiglia avviene durante sessioni di formazione in cui si insegnano i segni principali (qualora uno o più componenti della famiglia siano udenti) e le tecniche di lettura condivisa. Questa collaborazione migliora la comprensione reciproca, rafforza il legame familiare, aumenta il senso di sicurezza e la motivazione all’apprendimento promuovendo uno sviluppo linguistico più ricco e completo.

 

Quali competenze specifiche devono sviluppare logopedisti, insegnanti e altri operatori per utilizzare l’italiano segnato in modo efficace durante la lettura con i bambini sordi?

Occorrono buona padronanza della LIS, capacità di adattare materiali e testi alle esigenze visive dei bambini e sensibilità, necessarie per stimolare la partecipazione attiva del bambino durante la lettura.

 

Quali sono le principali difficoltà che si incontrano nel proporre l’italiano segnato ai bambini piccoli? E quali prospettive vede per il futuro, sia in termini di ricerca che di applicazione pratica?

Senza dubbio, oggi, le principali barriere sono la reperibilità di materiali adatti e la mancanza di adeguata formazione per operatori e famiglie. Come logopedista penso sarebbe importante un maggiore investimento nella ricerca e nella creazione di risorse specifiche; ma ancor di più, sarebbe doveroso sostenere la persona sorda come una persona che può e deve avere pieno accesso, al pari degli udenti, a percorsi di studio, di formazione e di socializzazione. Questo significherebbe garantire un ambiente inclusivo e privo di barriere comunicative, dove la persona sorda possa sviluppare le proprie potenzialità, partecipare attivamente alla vita culturale e sociale, e costruire relazioni significative.

 

È fondamentale promuovere una visione della sordità non come limite, ma come una diversità che arricchisce il contesto umano e sociale, investendo in risorse, tecnologie e formazione per abbattere ogni forma di discriminazione.

 

Ne abbiamo parlato anche qui

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Il Giornalino del CRC – Gennaio 2025

Il primo numero del 2025 del CRC News è ricco di approfondimenti, eventi speciali e consigli da non perdere.

Christian, esperto di scienza, ci porta a riflettere sul fenomeno del brainrot, ovvero il “cervello che marcisce”, una conseguenza del troppo tempo trascorso sui social media. Con uno stile diretto e pungente, ci invita a ritrovare il piacere della lettura, del gioco e della socialità.

E perché non partire proprio dal libro consigliato dal nostro Gabriele, un cult della letteratura italiana: Il boa delle caverne di Emilio Salgari. O magari fare una gita sul Monte Rosa tra sci e passeggiate all’aria aperta, come ci consiglia Andrea.

Il nostro inviato speciale, Andres, ha visitato il GAMM, museo interattivo dei videogiochi di Roma, tra vecchi gameboy, consolle e realtà virtuale: un vero e proprio viaggio nel tempo.

Conoscete i Pinguini Tattici Nucleari? Se la risposta è no, correte a leggere l’articolo di Matilde sulla band più amata del momento. Di moda e di fotografia, invece, hanno parlato Sabrina e Alessandro con la storia della famiglia Fendi e di Joseph Niépce, il padre della fotografia.

Sul fronte culinario, Greta ci guida passo passo nella preparazione della vera carbonara romana, una ricetta che sa di tradizione e convivialità. Marta, invece, pensa ai più golosi e ci svela i migliori posti dove fare merenda nei pressi del CRC, tra gelaterie, pasticcerie e pizzerie.

Per leggere il numero di Gennaio cliccate qui sotto:

CRC News – Gennaio 2025

Per ascoltare il podcast CRC News a portata d’orecchio:

 

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L’Alta Leggibilità e il progetto “Redazione Ragazzi”: un ponte verso la lettura inclusiva

Nel panorama editoriale italiano, l’Alta Leggibilità si distingue come una rivoluzione silenziosa ma potente, rendendo i libri accessibili a lettori con difficoltà di lettura.

Per comprendere meglio questa innovazione e il progetto “Redazione Ragazzi”, abbiamo raccolto le parole della Dottoressa Eleonora Pasqua, logopedista e referente dell’area ricerca del CRC, esperta e protagonista di questo percorso.

Intervista alla dott.ssa Eleonora Pasqua

Dottoressa Pasqua, ci ha parlato dei principi dell’Alta Leggibilità e del progetto Redazione Ragazzi. Cominciamo con una curiosità: come è nata l’idea della Redazione Ragazzi?

Eleonora Pasqua: Il CRC Balbuzie di Roma da sempre affianca alla terapia tradizionale attività stimolanti che possano far sperimentare ai ragazzi il senso di autoefficacia.  In particolare pensando ai ragazzi con dislessia volevamo offrire loro un contesto in cui scoprire il piacere della lettura attraverso una esperienza attiva che li rendesse consapevoli e protagonisti.

Dal 2011 collaboriamo con la casa editrice Biancoenero, specializzata in narrativa ad alta leggibilità e con loro abbiamo strutturato all’interno del CRC una vera e propria redazione di correttori di bozze, composta da ragazzi con DSA, per la correzione di libri in via di pubblicazione.

 

Abbiamo parlato dei principi generali dell’Alta Leggibilità, ma quali sono le caratteristiche principali che distinguono un libro progettato con questi criteri?

Un libro ad Alta Leggibilità è progettato con l’obiettivo di abbattere le barriere tipografiche che spesso rendono la lettura un processo faticoso. In particolare nei libri ad alta leggibilità vengono utilizzati specifici accorgimenti, quali l’uso di una font studiata per evitare confusione visiva ed agevolare la decodifica delle lettere, come il carattere Biancoenero®, e un’impaginazione specifica: righe non giustificate, spaziature ampie, paragrafi ben distanziati. Anche la carta utilizzata è particolare: opaca e di colore crema per ridurre i riflessi. Inoltre, viene condotto un lavoro sul testo al fine di ridurre eventuali ambiguità e incrementarne la comprensione.

 

In cosa consiste il lavoro della Redazione Ragazzi?

Viene costituito un gruppo di ragazzi con dislessia e viene affidata loro una bozza di un libro, che deve ancora essere pubblicato, inviata dalla casa editrice. L’età viene selezionata in base al libro proposto. Ciascun bambino corregge individualmente il testo con il supporto della propria logopedista: viene fatta una riflessione trasversale sulla comprensibilità dei contenuti,

 

l’intenzione comunicativa dell’autore, la complessità lessicale e sintattica, gli accorgimenti tipografici e la scelta e collocazione delle illustrazioni. Ciascun bambino indica modifiche e accorgimenti più mi idonei al fine di rendere il testo più fruibile, comprensibile e motivante.

Al termine del lavoro (circa un mese) viene organizzata una riunione di redazione con la casa editrice all’interno della quale si analizzano ed eventualmente approvano le modifiche proposte. Il libro viene successivamente pubblicato con in copertina il logo “approvato redazione ragazzi” e all’interno della copertina vengono scritti i nomi dei ragazzi che hanno composto il gruppo di correttori di bozze.

 

Lavorare sull’Alta Leggibilità significa semplificare i contenuti?

Assolutamente no. Lavorare sull’Alta Leggibilità non significa banalizzare, ma rendere il testo più comprensibile e accessibile. È un equilibrio tra chiarezza e ricchezza linguistica. Anche i testi narrativi mantengono lo stile dell’autore, ma sono adattati in modo da facilitare la lettura senza sacrificare la qualità.

Spesso si associa l’Alta Leggibilità alla dislessia. Ma a chi altri può essere utile?

L’Alta Leggibilità è pensata per tutti. Sebbene nasca per aiutare lettori con dislessia o difficoltà di lettura, i benefici si estendono ad ogni tipo di lettore. È un modo per rendere i libri più accessibili a un pubblico vasto e variegato. Per questo l’Alta Leggibilità è un concetto che inizia ad essere applicato anche in ambito scolastico, nella progettazione di materiali didattici, e persino nei contenuti digitali

Che feedback avete avuto in questi anni di redazioni?

Ad oggi abbiamo corretto e pubblicato con i nomi dei ragazzi circa 25 libri. Sono state esperienze bellissime sia dal punto di vista umano sia clinico. Ogni redazione è un’esperienza educativa e terapeutica. I ragazzi non solo migliorano le loro competenze linguistiche e di conoscenza della struttura del testo, ma scoprono anche il piacere della lettura in un contesto stimolante. Questo progetto, oltre a promuovere la lettura, insegna lavoro di squadra, rispetto per le scadenze e fiducia in sé stessi.

Quanto conta l’aspetto emotivo nella partecipazione al progetto?

Tantissimo. I ragazzi sviluppano un forte senso di appartenenza e autostima. Vedere il proprio nome tra i ringraziamenti di un libro è una soddisfazione enorme, che li motiva a impegnarsi sempre di più. Inoltre, si crea un ambiente di supporto reciproco, dove ogni partecipante si sente parte di qualcosa di più grande.

Conclusione: un invito alla lettura inclusiva

L’Alta Leggibilità non è solo una metodologia, ma una filosofia che trasforma la lettura in un’esperienza per tutti. Come afferma la dott.ssa Pasqua, “La lettura è un diritto, non un privilegio”. Scegliere libri progettati con questi criteri significa contribuire a costruire un mondo dove ogni lettore può sentirsi accolto e valorizzato.

 

Per approfondire:

Rivista digitale Erickson gennaio 2020

 

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Il Giornalino del CRC – Dicembre 2024

Cari lettori,

è con grande entusiasmo che vi presentiamo il nuovo numero del CRC News: un’edizione speciale tutta dedicata al Natale!

Al suo interno troverete un mondo di spunti per immergervi nella magia di questo periodo dell’anno.

Alessandro ha raccolto per voi curiosità straordinarie sulle tradizioni natalizie dal mondo. Dalle lanterne delle Filippine agli alberi di Natale ecologici, passando per Babbo Natale che cavalca un asino in Francia.

Se amate la musica, Matilde ha condiviso la sua playlist di brani natalizi. Classici intramontabili e successi moderni si uniscono per creare la colonna sonora perfetta per le vostre giornate di festa.

Non mancano i consigli per il tempo libero: Andres ha selezionato i giochi di società ideali per tutta la famiglia mentre Gabriele si è dedicato alla lettura suggerendoci i grandi classici natalizi.

In cucina, Greta e Marta ci hanno proposto idee irresistibili. Una ricetta originale per riciclare il pandoro e un menù speciale dedicato a Babbo Natale e alle sue renne. E per gli amanti della moda, i maglioni natalizi più belli del momento vi aspettano!

Infine, vi invitiamo a scoprire un approfondimento sulla storia e le regole del Subbuteo, un gioco da tavolo che ha fatto divertire generazioni, e una guida ai mercatini natalizi più suggestivi, da Roma al Trentino.

Per scoprirlo e leggere il numero di Dicembre cliccate qui sotto:

CRC News – Dicembre 2024

Per ascoltare il podcast CRC News a portata d’orecchio:

 

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Il Giornalino del CRC – Novembre 2024

Per il mese di novembre i nostri redattori del CRC News hanno pensato a tante curiosità e consigli da condividere con voi:

Sabrina, esperta di moda e trend, ci propone look e capi must-have da sfruttare con l’arrivo del freddo; Andrea non si smentisce e, come promesso nella scorsa edizione di ottobre, ci racconta cosa si mangia in Cina con un breve tutorial sull’utilizzo delle bacchette.

Per la rubrica curiosità dal mondo, Alessandro, ci porta in Messico dove il 2 novembre si è festeggiato il Dia de los muertos, di che si tratta? Ve lo racconta lui.

In questi pomeriggi di pioggia quale scelta migliore se non quella di leggere un buon libro accoccolati sul divano con una buona tisana? Gabriele, critico letterario della nostra redazione, ci consiglia “Mortina e la vacanza al Lago Mistero”, una giallo divertente da non perdersi!

Per chi invece non ama la lettura, VirtualAndres consiglia i migliori 3 videogames del mese di novembre mentre Matilde, appassionata di musica e serie tv, suggerisce la colonna sonora della serie Netflix Mercoledì, “Bloody Mary” della fantastica Lady Gaga.

Allarme cibo spazzatura! A parlarcene è la nostra esperta della sezione food, Marta, che ci spiega l’importanza di una corretta alimentazione e quale occasione migliore se non questa per parlare di verdure di stagione e ricette autunnali? Per questo, Greta ha scelto la scarola con uvetta e pinoli, che bontà!

Vi siete mai chiesti che fine fanno le zanzare d’inverno? Quei fastidiosi insetti che però, come ci svela il nostro Christian, devono essere salvaguardate, come mai?

Per scoprirlo e leggere il numero di Novembre cliccate qui sotto:

CRC News – Novembre 2024

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Il Giornalino del CRC – Ottobre 2024

Rieccoci, la redazione del CRC News è pronta a incuriosirvi con tante interviste e articoli esclusivi!

Diamo il benvenuto ai nostri nuovi redattori e il bentornato a chi è con noi e ci segue da sempre.

Ad inaugurare il primo numero della terza edizione del CRC News è la nostra nuovissima rubrica dedicata alla musica per la quale abbiamo selezionato una giornalista speciale. Matilde è entrata nella redazione proprio “come un tuono” presentando come artista del mese Rose Villain.

Dato che l’uscita del numero di ottobre coincide con un periodo molto particolare, non potevamo che dedicarlo ad Halloween. Sabrina ha curato per noi una classifica dei migliori costumi, Greta ci ha consigliato una ricetta deliziosa per cucinare i biscotti di Halloween e infine Marta, esperta della sezione Food ci ha parlato del Campo delle zucche di Roma!

Gabriele, critico letterario dalla penna pungente, ha selezionato i libri più letti e venduti di ottobre. Tra le new entry del CRC news di quest’anno, Andres ha inaugurato la sua rubrica dedicata alla tecnologia e ai video games presentando: ALARMO, una sveglia interattiva fuori dal comune!

Voce dello sport, appassionato di calcio e della Lazio, Edoardo, esperto sportivo, ha scritto di Intelligenza Artificiale e grandi cambiamenti nel mondo del calcio.

Sembra questo inverno non voglia proprio arrivare quindi quale periodo migliore se non questo per organizzare una vacanza? Andrea ci ha raccontato del suo viaggio in Cina, Alessandro ha preferito la Spagna e le sue curiosità mentre Christian, appassionato di animali fuori dal comune, ci ha portato a fare una gita nel bosco!

Per leggere il numero di Ottobre cliccate qui sotto.

CRC News – Ottobre 2024

 

 

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Giornata mondiale del sordo 2024: La storia dei pesci arcobaleno

“Mati maaaa…”: 3 miti sulla sordità da sfatare

Il nostro piccolo dizionario cortese in LIS

La storia dei pesci arcobaleno

C’era una volta un vasto e splendente mare, pieno di vita e di colori. Le sue acque erano in continuo movimento e tra le onde, le correnti e i fondali misteriosi vivevano e nuotavano pesci di ogni forma, dimensione e colore. Ciascuno unico e insieme agli altri parte di un grande mondo chiamato “comunicazione”.

Tra i pesci color arcobaleno ce n’erano alcuni con una protesi che li aiutava a sentire, altri ne avevano due; alcuni avevano impianti e altri ancora non ne avevano affatto. Alcuni pesci erano nati con le loro particolari pinne colorate, mentre altri avevano perso il loro udito nel tempo e avevano imparato ad orientarsi in modi nuovi.

Questo mare era popolato anche da bolle, leggere e scintillanti. Non erano semplici bolle d’acqua, perché ognuna di esse aveva un ruolo fondamentale nella vita dei piccoli pesci arcobaleno.

C’erano bolle più grandi, che rappresentavano la famiglia, sempre vicina e pronta a proteggerli e guidarli.  Altre bolle erano invece gli insegnanti, che con pazienza e dedizione insegnavano ai pesci come muoversi con sicurezza tra le correnti. Poi c’erano le bolle dei terapisti e dei medici, che si prendevano cura dei piccoli pesci, aiutandoli a crescere e a far splendere sempre di più le loro scaglie colorate.

Tutte le bolle, anche le più piccole, avevano un ruolo essenziale nel viaggio dei pesci. Ogni sorriso, ogni parola, ogni esperienza ne creava di nuove, nuove connessioni attraverso le quali raccontare chi erano davvero, crescendo felici e sicuri, forti del loro essere pesci oltre le onde della disabilità.

Questo per noi è la comunicazione: un mare ricco di colori e di sfaccettature. A volte, nuotiamo in scia e il nostro cammino sembra semplice e lineare. Altre volte, però, ci troviamo a nuotare controcorrente, ad affrontare onde sempre più alte. Ma è proprio in questi momenti che il mare ci ricorda la sua bellezza e il valore di ogni sforzo.

In questo mare, non siamo mai soli. Le persone intorno a noi sono pronte a sostenerci proprio come una bolla d’aria che ci dà respiro nei momenti di difficoltà. Perché, nel mare della comunicazione, non importa solo il percorso che facciamo, ma anche il modo in cui lo condividiamo con gli altri.

Così, la comunicazione diventa il mezzo per esprimere la nostra essenza, per raccontare le nostre storie e per crescere insieme agli altri. E mentre nuotiamo, consapevoli di chi siamo e di cosa possiamo diventare, scopriamo che non è la disabilità a definirci, ma la nostra capacità di navigare nel grande mare della vita con coraggio, determinazione e cuore aperto.

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